Il motociclista trovato senza casco, evita la multa e il sequestro del mezzo sostenendo che si sta recando a sporgere denuncia perché gli è stata appena rubata la protezione. 


Bizzarro, ma realmente accaduto. Un motociclista siciliano è stato multato dalla polizia stradale perché alla guida della sua moto risultava sprovvisto del casco di protezione obbligatorio per legge. 
Il giovane centauro, a seguito di ricorso presso il Giudice di Pace di Agrigento, si è visto annullare la multa. Il Giudice con sentenza n. 489/2012 ha applicato l'esimente nella forma putativa, secondo cui il motociclista ha agito supponendo di trovarsi in “stato di necessità”. 
Nell’ambito delle sanzioni amministrative (come quelle derivanti dalla violazione del CdS) valgono le stesse cause di giustificazione previste dal codice penale. 

La rilevanza dell’errore sull’esistenza della causa scriminante, pur non essendo espressamente prevista con norma analoga all’art. 59 c.p., va comunque ritenuta sussistente (in analogia dell’art. 3, secondo comma, legge 689/81), laddove esclude la responsabilità nel caso di errore sul fatto non determinato da colpa. 
Più precisamente l'art. 59, comma 4, c.p. afferma che: “Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa quando il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo“. 

In sostanza dimostrando di aver agito in stato di necessità o di aver ritenuto erroneamente (ma senza colpa) di trovarsi in stato di necessità, anche se non sussistente, può permettere di ottenere l’annullamento della contravvenzione stradale. 

Avv. Rossella D'Onofrio

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